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La tecnologia fornisce un aiuto sempre più importante per impostare il tiro, ma alla fine il cacciatore è sempre determinante, nel bene e nel meno bene...

Il sottoscritto predica la buona etica venatoria da tanti anni, normalmente razzolando in modo coerente con le sue prediche. Padella anche il giusto per un essere umano, ma normalmente per effetto di suoi errori e non di azzardi che con l’etica gran poco hanno a che fare.

Questa è una storia di tecnologia e di leggerezza (mia), cui non si dovrebbe mai indulgere quando si ha a che fare con un animale. Noi la raccontiamo, è una lezione che ho imparato (forse..).

Teatro dell’"impresa" sono le colline alle pendici dell’appennino parmense, paesaggio splendido e ancor più splendido trionfo di animali, con tutti gli ungulati possibili, cervi enormi compresi, a regalare emozioni a chi si siede sull’altana.

Saltiamo la poesia, sul batticuore e la storia di amicizia, che normalmente fa da filo conduttore ad un bel racconto di caccia, per buttarla sulla questione tecnica: tecnologica ed etica. Sta di fatto che in orario ancora buono di tardo pomeriggio del 14 luglio, ultimo giorno utile per il capriolo maschio prima della chiusura, dalla nostra postazione sul cocuzzolo del colle, circondati da pallet ammucchiati uno sull’altro a far da posta perfetta, alla nostra destra in basso un maschio di due o tre anni intento a pascolare e messo bene di fianco, con 6 punte modeste, viene padellato a 240 metri di distanza dal sottoscritto a causa di vera e propria "fregola" da tiro. Si era detto, io e il caro amico Giacomo, io a differenza sua per la prima volta onorato di una quota della riserva, di gestire bene la nostra popolazione di caprioli, cercando di abbattere animali malandati o con trofei scarsi o vecchi, per lasciar venir su bene i "mostri". E di farlo a distanze di tiro decenti, per non far feriti. E di abbattere a maggior ragione maschi non importanti in questa prima sessione di luglio "pre-amori", così da garantire ai più belli la possibilità di lasciare il DNA ai discendenti.

Leica otticheLo si era detto parecchie volte, anche con gli altri soci e col concessionario, ben convinti…

Bene, il capriolo a 240 metri andava proprio bene, soprattutto poco dopo aver risparmiato un comodo (anche per andar a prenderlo con l’auto…) superbecco a 120 metri per i motivi di cui sopra. Il nostro binotelemetro Geovid 8x42 HD-B, con la scheda microSD dentro la sua pancia caricata coi dati della palla ricaricata del mio K95 Blaser in 270 Winchester, aveva detto che a 240 metri, in base a angolo di sito, temperatura e altitudine, avrei dovuto dare 4 clic alla torretta balistica del mio Magnus 2.4-16x56, per poi mirare al cuore e tirare. Francamente, anche se occupandomi per professione del prodotto Leica mi vien voglia di scrivere che abbiamo dato i 4 clic, in realtà se ho la carabina tarata a 200 metri e l’animale è a 240 metri "lavoro" ancora mirando poco sopra il cuore, senza star lì a dare clic; però leggere quei 4 clic nel display mi da un’ottima sensazione di affidabilità per i prossimi utilizzi. Ottimo appoggio, anche del gomito destro, emozione sotto controllo, ma nel momento cruciale il dito sfiora maldestramente il grilletto sensibilissimo del Blaser e il colpo va, di molto, fuori bersaglio. Càpita, ma se avessi frequentato un pochino il poligono negli ultimi mesi probabilmente non sarebbe capitato. No buono!

Abbiamo fatto rumore e la valle sembra deserta, allora siccome c’è ancora mezzora di luce ci spostiamo in un’altra zona, dove arriviamo quasi a buio. L’arma adesso è quella del mio amico, uno splendido Mannlicher Schonauer in 7x64 tenuto alla perfezione, dotato di uno Swarovski AV 4-12x50 con reticolo a croce 4A. Lo vediamo subito, il maschio che forse finirà per essere in medaglia, a pascolare alla scoraggiante distanza di 360 metri davanti a noi, di là di una specie di burrone. Lo guardiamo bene, col lungo, per decretare colla complicità della luce scarsa che era ancor più bello di quello che poi si è rivelato da morto (vi capita mai coll’ottica di vederlo più grande di quello che è?), e dire subito che è troppo bello, troppo lontano e troppo tardi. E anche che è proprio tanto vicino al confine della riserva, e par proprio tanto vecchio, e poi che manca mezzora scarsa alla chiusura della giornata e della caccia, che riaprirà tra un mese…

Può bastare questo per decidere di tirare? Per me è bastato. Perché il mio amico per gran gentilezza ha insistito che sparassi nuovamente io. Zaino sul cofano del fuoristrada, ottimo appoggio, ottica a 12x, animale di fianco, chiedo al Geovid di dirmi quanti centimetri sopra il cuore mirare, impostando la curva balistica che corrisponde alla palla del mio amico. In meno di un secondo mi dice 44cm, e io quindi ne calcolo a occhio circa 25 sopra il filo della schiena, come si faceva una volta. Sneller tirato.. Non conosco l’arma, comincia ad esser scuro, ho fretta e emozione per il "mostro" e il tiro è proprio lungo, ad un animale che sarebbe imperdonabile ferire e perdere. Appunto…lo prendo ma un po’ basso, e il nostro "kapital" incassa e entra lentamente in un boschetto di forma triangolare, circondato dal prato con l’erba alta.

10 minuti in auto per raggiungere l’anschuss e raccontarci la pochezza della nostra coerenza, immaginando di non trovarlo più, visto che per non farci mancar nulla non avevamo idea di dove fosse il cane da traccia più vicino. Fortuna volle che l’animale si sia fermato nel boschetto e Giacomo sia riuscito a entrare e spingerlo fuori nel prato dalla parte opposta, dove mi ero messo ad aspettarlo col mio k95 che avevo ripreso. Con l’ingrandimento a circa 4x il Magnus ha campo visivo e luminosità veramente eccezionali e l’inquadratura è stata rapidissima, il capriolo si è fermato un attimo mostrandomi -purtroppo- la schiena a circa 70 metri, sufficienti per permettere alla mia grande classe di cacciatore (!) di abbatterlo passandolo da parte a parte per il lungo con effetti non particolarmente piacevoli per la commestibilità della carne, altra ottima "impresa" di giornata!

Sono cose da non fare. La cosa peggiore è che pur con tutti i sensi di colpa per aver abbattuto il capriolo che avrebbe dovuto riprodursi, dopo un ferimento che potevamo aspettarci a causa del tiro lungo e dell’arma sconosciuta, la sensazione dominante è stata quella di una straordinaria emozione per la rocambolesca azione. Per questo aggiungo un onesto "forse" ai buoni propositi di non farlo mai più.

La morale è che la tecnologia è arrivata a darci una mano grandissima, ma guai a chi dice che l’uomo che preme il grilletto non conta più niente. Nel bene e nel male.

Weidmannsheil!

Qual è migliore tra questi sistemi per aiutare la precisione nel tiro di caccia? Due filosofie di mira fortemente contrapposte stanno alla base di ciascun approccio. Facciamo un confronto, al cacciatore la scelta!

Quando si tira al poligono con una normale ottica da caccia, di solito si lasciano scoperte le torrette dei clic del cannocchiale, per poterle regolare quanto necessario fino ad ottenere la perfetta taratura. Se improvvisamente ci distraiamo, o se ci dimentichiamo quanti clic avevamo dato, ci troviamo nelle condizioni di fare un tiro di controllo sul bersaglio di carta, per giunta senza fretta, e quindi risolviamo rapidamente il problema.

A caccia invece questo non è ovviamente possibile e in più la distrazione è in perenne agguato per un gran numero di circostanze, non ultima delle quali quella che differenzia l’azione venatoria da quella che si vive sparando in un pezzo di carta (gare escluse, cari tiratori, naturalmente!): l’emozione.

Questo preambolo perché tra i cacciatori di lunga tradizione come quelli alpini, grazie all’esperienza che viene dalla tradizione, la grande maggioranza approccia ancora il tiro a distanze maggiori di quella per la quale è tarato il centro del reticolo in modo storicamente pragmatico e semplice, mirando al filo della schiena, venti cm più su e così via e comunque mai sognandosi di toccare la torretta dei clic, vero e proprio tabù che per molti potrebbe essere persino sigillato fino a quando, spesso in presenza dell’armiere, non si vuol controllare al poligono se l’arma è a posto o non si cambiano le munizioni. E’ questo un approccio obiettivamente sano e corretto, ci sono già tanti fattori che possono determinare l’errore di tiro, perché aggiungerci quello di aver dato un paio di clic in più per la fretta o di aver dimenticato quanti clic avevo dato quando stavo per sparare al capriolo che poi all’ultimo si è nascosto… Non c’è niente di più frustrante di andare a caccia senza essere sicuri della precisione dei propri strumenti, soprattutto se siamo colpevoli della nostra insicurezza! Nella grande maggioranza di cacciatori di cui abbiamo parlato rientra anche una buona quantità di coloro che non toccano la torretta anche perché non si fidano della torretta stessa…e se non prende i clic, come faccio a controllare? Come dar loro torto, in effetti l’affidabilità del meccanismo, anche su marche al top, mostra spesso qualche pecca, tanto che anche dove invece l’affidabilità è totale c’è ancora una forte ritrosia a fidarsi "ciecamente".

Quali che siano i motivi che determinano l’approccio "torretta-no grazie" di questa ampia fetta di cacciatori, è facile comprendere che abbiano accolto con grande apertura ed interesse oltre 10 anni fa l’avvento dei reticoli balistici, pur con qualche scetticismo iniziale, dovuto alla necessità di far conti al momento del tiro o alla non esemplare precisione di reticoli con istruzioni di taratura basate su troppi calibri raggruppati sullo stesso parametro. I reticoli balistici migliori di oggi però uniscono massima semplicità (ad ogni croce corrisponde una distanza), precisione (le distanze sono legate alla palla specifica utilizzate e possono essere richieste al programma balistico anche al variare dell’angolo di sito e dell’altitudine) e qualità del reticolo (le versioni illuminate sono sottilissime e hanno un puntino al centro che si illumina con svariati livelli di intensità luminosa diversi). Quale che sia il reticolo balistico scelto, mi si permetta di evidenziare l’inutilità di quelle soluzioni che presuppongono l’illuminabilità di tutte le croci del reticolo stesso, come un albero di Natale. Quando è tanto scuro da dover ricorrere all’illuminazione non si riuscirà mai a distinguere nell’ottica un animale oltre i 150 metri di distanza, per cui illuminare più del puntino centrale, oltre che fastidioso, è totalmente inutile.

Il reticolo balistico migliore insomma si usa normalmente come la classica croce e senza toccare i clic, come la migliore tradizione vuole, e se il tiro è più lungo si guarda l’adesivo pro memoria sotto il calcio del fucile per scegliere rapidamente il riferimento più appropriato alla distanza (ponderata rispetto all’angolo di sito) misurata col telemetro.

Ed ora l’altra categoria di cacciatori, quelli che si sentono abbastanza sicuri, da giocare con la torretta per portare la croce del reticolo nella posizione giusta all’interno del cannocchiale ad ogni distanza a cui si presenta l’animale, di fatto ritarando l’ottica ad ogni tiro. Questi cacciatori hanno apprezzato fin dall’inizio l’avvento delle torrette balistiche, ovvero delle torrette montate sopra quelle dei clic verticali e dotate di una scala graduata che rende loro più facile il compito.

Le migliori sono dotate prima di tutto di meccanica sottostante infallibile, il che non è certo ovvio, e sono concepite per avere un robusto meccanismo di blocco e sblocco per evitare l’azionamento accidentale, e di blocco dello "zero", ovvero della distanza di azzeramento della taratura, in modo che non si possa per errore. Un po’ tutti i produttori offrono soluzioni customizzate in base alla palla utilizzata, con ghiere che riportano le diverse distanze di tiro possibili. Noi riteniamo che la soluzione migliore sia quella di riportare sulla ghiera, ben visibili, semplicemente i clic. In questo modo abbiamo un riferimento assoluto a prescindere dalla palla utilizzata e, se usiamo tabelle balistiche basterà leggere i clic corrispondenti alle distanze telemetrate e "darli" alla torretta, mentre se siamo così moderni da usare un telemetro che offre già il numero di clic da "dare" alla torretta il passaggio è ancora più immediato.

In estrema sintesi, il reticolo balistico e la torretta balistica costituiscono due approcci al tiro di caccia entrambi efficaci, il primo per chi non vuol saperne di toccare i clic o comunque vuol far conto soltanto a ciò che inquadra nel cannocchiale, il secondo per chi invece apprezza i vantaggi di poter decidere lui le distanze di tiro indipendentemente l’una dall’altra. La seconda soluzione consente di certo maggiore precisione ed ora che esistono cannocchiali da caccia con clic assolutamente affidabili ci sembra di poter ragionevolmente considerare questa quella migliore. Per chi rimane ancora indeciso, è possibile acquistare cannocchiali che offrono entrambe le soluzioni nello stesso strumento.

Quale che si scelga, il sistema di mira balistico è solo un aiuto ad essere precisi. La precisione continua a dipendere anche dalla qualità e dalla taratura dell’arma, dell’ottica, delle munizioni, e dall’esperienza e dalle capacità del cacciatore. Spariamo come vogliamo al bersaglio di carta, ma non commettiamo la leggerezza di lasciare al caso la precisione quando nel reticolo inquadriamo un animale.

Weidmannsheil!

Per la caccia di selezione, un tempo esistevano solo cannocchiali ad ingrandimento fisso, 4x oppure 6x. Oggi la tecnologia fa miracoli nell’offrire ingrandimenti variabili, correttore di parallasse e reticoli illuminati che danno allo strumento ottico la versatilità necessaria ad affrontare al meglio qualsiasi situazione di tiro, finchè le tenebre non mandano tutti a casa!

Soprattutto sulle alpi, dove la caccia di selezione ha decenni di tradizione, ci sono ancora tanti cacciatori che cacciano il capriolo con vecchi ma efficienti cannocchiali da 4 ingrandimenti e obiettivo da 32mm.

Efficienti, ma anche efficaci? Ci si rende conto facilmente sul campo di come al crepuscolo si possa far poco alle ultime luci, quelle più promettenti, perché nell’ottica non si vede più nulla. Si potrà anche essere bravi e fortunati nel trovarsi spesso nel posto giusto al momento giusto, ma francamente se il capriolo arriva oltre i 150 metri di distanza con 4 ingrandimenti la “padella” capita più spesso di quanto sia ragionevolmente accettabile.

Ci proponiamo con questo articolo una breve disamina sui criteri di scelta di un cannocchiale per la caccia di selezione, partendo da quello, ovvio, di scegliere solo ed esclusivamente una marca (usato buono piuttosto che nuovo di marche inferiori) che garantisca la massima qualità, cioè l’efficienza, che è data dalla qualità ottica, dall’affidabilità e dalla versatilità. Prodotti sotto gli 800€ nei cannocchiali a ingrandimento fisso e sotto i 1200€ per i variabili portano in breve tempo al desiderio di aggiornarsi dopo averne sperimentato i limiti e, se rivenduti, vedono il loro valore crollare miseramente.

Leica eriE allora variabile meglio di fisso, perché più versatile e, contrariamente a varie leggende che ancora incredibilmente circolano, ugualmente luminoso a parità di ingrandimento e diametro dell’obiettivo. Però fisso meglio di variabile, perché costa meno. Se prendiamo un 3-12x50 rispetto ad un 8x50, è intuitivo che il primo portato a 3 o 4 ingrandimenti è eccezionale per cacciare alle ultime luci del giorno e nel bosco, mentre a 12 ingrandimenti consentirà una lettura migliore della reazione al colpo del selvatico rispetto al modello da 8 ingrandimenti. Peraltro con 8 ingrandimenti si fanno il 90% dei tiro possibili, per cui è da valutare se vogliamo pagare centinaia di euro in più per quel 10%.

L’obiettivo sia grande, perché è da questo che dipende la luminosità del cannocchiale. Grande vuol dire almeno 50mm, ma meglio ancora 56mm (non siamo ridicoli considerando obiettivi superiori!), che un pizzico di luminosità in più la garantisce.

Ingrandimenti variabili 2,5-10, 3-12 e con gli sviluppi più recenti addirittura 2-12 o 2.4-16, con correttore di parallasse e torretta balistica, che finalmente permette di contare sulla massima versatilità dal crepuscolo, alla cerca al tiro lungo.

In generale, si scelga un reticolo con una croce abbastanza sottile ma non troppo, per evitare troppo “ingombro” nella mira a causa di un reticolo troppo grosso, ma allo stesso tempo per non trovarsi nelle condizioni di non vedere più il reticolo al crepuscolo perché troppo sottile.

La soluzione ottimale è data dal reticolo illuminato, che “appesantisce” l’ottica economicamente con qualche centinaio di euro, ma che le recenti innovazioni e la tecnologia digitale hanno trasformato in uno strumento eccezionale per le ultime luci del giorno, quando l’ottica restituisce un’immagine ancora buona per poter sparare in modo eticamente corretto, ma il reticolo nero sottile diventa quasi invisibile. Un semplice movimento e un puntino piccolissimo ad illuminazione microregolabile vi indicherà senza abbagliarvi il centro della croce.

Il diametro del cosiddetto “tubo”, la parte centrale dell’ottica, sia esso da un pollice o da 30 mm, è ininfluente a caccia, in quanto anch’esso non ha riflessi sulla luminosità dello strumento. Evitiamo di trasformarci in sniper, dotando armi da caccia di cannocchiali chiaramente per uso militare con tubi da 34 o 36mm, che sono costruiti con questi tubi enormi solo per consentire ai clic verticali l’elevazione sufficiente a colpire bersagli a chilometri di distanza.

BDC aperta bassaInformatevi sulla qualità meccanica del cannocchiale che desiderate acquistare. Anche marchi molto blasonati adottano una meccanica dei clic ancora largamente in plastica, concepita decenni fa quando non esistevano le torrette balistiche e si “toccavano” i clic solo una volta l’anno in poligono. Oggi esistono cannocchiali puramente da caccia, come i Leica Magnus ed ERi, che accanto ad ottiche eccellenti quanto quelle degli altri grandi costruttori europei montano sistemi di clic interamente in metallo e garantiti per essere infallibili su ogni singolo clic come i cannocchiali destinati all’uso militare. Qualità meccanica significa anche tenuta della centratura del reticolo dopo svariate fucilate. Con i calibri che si usano oggi, le sollecitazioni che riceve l’ottica sono importanti e in grado di mettere in crisi la precisione di cannocchiali da oltre 2000 euro. Quelli concepiti negli ultimi anni hanno i meccanismi interni incastrati in quelli esterni e sono testati per garantire rosate perfette con qualsiasi palla e dopo centinaia di tiri.

Altra indicazione importante, il cannocchiale deve essere costruito in modo tale da lasciare l’occhio a 9-10cm dall’oculare (distanza della pupilla d’uscita), chiedete all’armiere questa caratteristica! Troppi cacciatori portano le cicatrici di un colpo col fucile imbracciato male.

Blase R8 Magnus