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La carabina Browning BAR MK II in acciao “IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI!"

“Il primo amore non si scorda mai”. Davvero! La prima licenza di caccia la presi nel lontano 1976 con la firma di mio padre e la prima carabina da caccia grossa mi fu regalata due anni dopo, come premio per la maturità.

Era una Browning  BAR modello Affut in calibro 270 Winchester che, a quei tempi, veniva importata dalla Ditta Fusi & Co. di Roma – Milano, ed averla non fu facile, perché l’arma era molto richiesta. Avevo contratto già da tempo la febbre della caccia a palla con la Diana calibro 4,5 e con Beretta Super Sport calibro 22 LR, ma il mio sogno più grande era quello  “d’inginocchiare” un grosso solengo incalzato da una famelica muta di cani.

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Nei miei sogni imbracciavo sempre la stessa carabina: una semiautomatica Browning BAR., come quelle che avevo visto sulle riviste specializzate, su Selearmi  e soprattutto nel catalogo FN - Browning – Legia, che custodivo gelosamente tra i libri di scuola e che, forse non ci crederete, conservo ancora!

Poi, negli anni settanta - ottanta ci fu il boom della caccia al cinghiale, ma di carabine semiautomatiche per la caccia in battuta non c’erano in giro un gran ché. Ma già l’intraprendente e lungimirante FN - Browning offriva addirittura due diversi modelli: l’Affut per la caccia da appostamento e il Battue per la caccia in battuta camerati dal 243 Winchester al potente 338 Winchester Magnum!

Le carabine BAR spiccavano tra tutte le concorrenti per la linea, per la concezione meccanica, per le finiture particolarmente curate e soprattutto per la precisione. Con la mia 270 W mi sono fatto davvero le ossa, perché oltre ad abbatterci diversi cinghiali (il sogno poi si è avverato parecchie volte!), l’ho usata come base di partenza per molti dei miei esperimenti balistici, utilizzandola sia con l’ottica sia con il Punto Rosso” e con una infinità di ricariche. 

In tanti anni d’uso, la BAR FN  mi ha talmente soddisfatto che ancora oggi ne possiedo ben cinque: una MK II in acciaio 30.06, una MK II Light “Prima” con finitura bianca e riporti dorati 30.06, una BAR Eclipse Gold Mancina stesso calibro, una BAR Elite Mancina 300 WM e una BAR Long Trac Composite sempre in 30.06.

Da grande appassionato di armi e di caccia al cinghiale quale sono, ho seguito costantemente tutta l’evoluzione della semiautomatica belga dal 1966 ad oggi. Dai primi modelli bruniti blu notte, alle recentissime MK 3 HC con l’armamento del cane manuale, incluse tutte le Commemorative e le numerose “Serie Limitate”.

Le mie  BAR le uso secondo esigenza alternandole in funzione del terreno e delle condizioni meteorologiche, è sottinteso che col bel tempo userò la Eclipse 30.06 mentre se le previsioni danno pioggia o neve la Composite!

Comunque, indipendentemente dalle versioni offerte e dai nostri gusti personali, come possiamo negare che le Browning sono tuttora le carabine semiautomatiche più amate dagli italiani?

Lo dimostra la continua, grande richiesta, ed  il numero di “presenze” nelle squadre di caccia al cinghiale di tutta la nostra Penisola.

Quando un’arma è così bene accetta viene sempre da pensare: come mai ha avuto tanto successo?

Ad oltre mezzo secolo dalla sua nascita, la creazione del grande John Moses Browning continua ancora ad averlo perché è un’arma bella, ben rifinita, costruita con ottimi materiali e perché utilizza una meccanica ancora moderna ed affidabile. Inoltre, fattore da non sottovalutare visti i tempi non proprio felici, riesce ancora a mantenere un prezzo abbastanza competitivo.

La carabina BAR è forse una delle semiautomatica più precise che abbia mai provato e lo dimostra il fatto che molti cacciatori spagnoli e francesi la usano anche per la caccia in montagna a capre Hispaniche e camosci!

Le BAR FN si sono sempre distinte per la perfetta ripartizione delle masse, per la maneggevolezza, per il caricatore facilmente riempibile e/o sostituibile, per legni in ottimo noce europeo e per la bontà degli  acciai al Nickel-Cromo-Molibdeno.

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Ancora oggi, come tradizione vuole, tutte le carabine semiautomatiche Browning vengono offerte provviste di organi di mira regolabili ad alta visibilità con gli inserti in fibra ottica per il tiro in movimento.

Alla Browning  non  si sono mai dimenticati di nessuno,  hanno costruito la carabina che ha reso  famoso il marchio del Cervo Dorato in tutto il mondo in vari allestimenti e con diversi gradi di finitura.

Ovviamente, nel corso degli anni, anche le BAR hanno subito una infinità di modifiche necessarie per aumentarne la maneggevolezza e per ridurne il peso,  sono state adottate canne più corte e fatto largo uso di materiali sintetici e leghe leggere.

Nei calibri standard le canne sono state ridotte da 560 mm a 510 mm, mentre per i calibri Magnum si è dovuta mantenere la lunghezza minima di 610 mm. Con l’avvento delle munizioni Short Magnum 270, 7 mm e 300 c’è stata un’ulteriore riduzione dei pesi e degli ingombri, specialmente per l’adozione di azioni corte e di otturatori a corsa breve, ma personalmente ritengo che il 30.06 Springfield sia ancora il calibro più potente per la caccia al cinghiale in battuta. Comunque i gusti sono gusti!

Da buon collezionista di cose belle, rare e interessanti conservo ancora gelosamente tutti i cataloghi Browning-BWMI dal 1976 ad oggi e devo ammettere che se dovessi elencare quante versioni di BAR ci sono riprodotte, la lista sarebbe piuttosto lunga. Ma secondo me il modello che ha dato la vera svolta al fucile mitragliatore Browning è stato l’MK II in acciaio!

Nello MK II è stata modifica la canna, la presa gas, il gruppo scatto, il caricatore ed inserito un provvidenziale Cutt-Off  - Hold-Open. Non passa stagione che le carabine Browning non subiscano modifiche e/o migliorie, ma le BAR della Seconda Generazione sono state la prima, vera evoluzione dal progetto iniziale. 

Sostanzialmente la meccanica era sempre la stessa col solito, semplice ma robustissimo otturatore a testina rotante con sette tenoni di chiusura e dell’impeccabile presa gas con pistone a corsa breve. D’innovativo c’era il gruppo scatto, migliorato e facilmente smontabile mediante la rimozione di due comode spine e, come già detto, l’Hold – Open.

Questo dispositivo, di chiara derivazione militare, consente di mantenere l’otturatore in apertura dopo l’ultimo colpo sparato, e di riempire o addirittura sostituire il caricatore prima di ritornare in chiusura agendo su una comoda levetta posta sul fianco destro dell’arma.

L’Hold – Open facilita e riduce notevolmente i tempi di ricarica, caratteristica questa d’importanza vitale in un’arma da guerra, ma ben accetta anche in un’arma da battuta. In seguito la BAR MK II venne equipaggiata di B.O.S.S., poi divenne Light, alcuni modelli furono dotati di calcio con poggiaguancia alla bavarese, ritornò all’acciaio col modello “Safari”, fu persino calciata in sintetico nero o camufolage e venne prodotta in varie versioni con finitura bianca o nera delicatamente incise.

Fino alla nascita delle Long Trac fu indiscutibilmente “l’arma d’ordinanza” del cinghialaio italiano. Valutare i pro e i contro di un mito potrebbe essere quasi un sacrilegio, ma se di un’arma  parliamo tanto bene è giusto riconoscere anche i suoi piccoli difetti. Che tutti i modelli di BAR possiedano delle caratteristiche superlative mi sembra non ci siano più dubbi, ma c’è da ammettere che non hanno mai potuto competere in estetica con le Remington 742 – 7400, con le Winchester 100 e con le H. & Richardson.

E cosa dire delle prime BAR Battue? Quelle che avevano la bindella fissa senza nessuna possibilità di regolazione? A chi piaceva poi il calciolo in bachelite? Oggi tutte le versioni di BAR vengono invece vendute con un kit per la modifica del vantaggio e della piega, con una magnifica serie di calcioli antirinculo di vari spessori e con le mire completamente regolabili.

Il mercato delle carabine semiautomatiche in Europa è florido e molto ben avviato, tanto che ci si sono buttati dentro un po’ tutti. Nei nostri boschi, o meglio ancora sopra a dei robusti palchetti, si vedono sempre più armi rigate piuttosto che fucili a canna liscia e questo è già un bene.

Le armi sono come le automobili, indipendentemente dall’uso che ne vogliamo fare, al momento dell’acquisto quel che gioca il ruolo determinante è sempre il gusto personale. Oltre cinquanta anni di esperienza e più di un milione di BAR vendute, hanno fatto della Browning la Leader nella produzione di carabine semiautomatiche.

A far diventare le Browning Automatic Rifle le migliori semiautomatiche al mondo, credo che abbia contribuito anche il fatto che ad oggi vengono proposte in una serie impressionante di modelli e di calibri adatti ad ogni esigenza, senza mai aver tralasciato nulla al caso: dall’estetica all’affidabilità.

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SCHEDA TECNICA DELL’ARMA

Costruttore: BROWNING WINCHESTER INTERNATIONAL HERSTAL BELGIUM  www.browing.com
Agente per l’Italia BWMI Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. fax 0308960236

Tipo: Carabina da caccia a funzionamento semiautomatica
Funzionamento: a recupero di gas, con otturatore a testina rotante con sette alette di chiusura, presa gas regolabile e pistone a corsa breve.
Modello: Battue MK II
Calibro: 30.06 Springfield
Canna: in acciaio trilegato, rotomartellata a freddo lunga 560 millimetri
Alimentazione: tramite caricatori prismatici basculanti e/o amovibili da 4 colpi.
Organi di mira: semibindella da battuta con alzo regolabile e mirino modificabile solo in brandeggio in fibra ottica 
Castello: in acciaio predisposto per il montaggio di congegni ottici  sia tradizionali sia elettronici
Grilletto: singolo dorato
Sicura: a perno passante che agisce solo sul grilletto bloccandolo
Calcio e Astina: in noce europeo
Peso: 3200 grammi

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  • Ultima modifica il Venerdì, 14 Dicembre 2018 15:29
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